di Teo Petruz

È importante conoscere il significato di alcune parole legate al mondo del digitale e dei videogiochi per poter comprendere i fenomeni che si sviluppano online e che i ragazzi vivono nella loro quotidianità. Conoscere queste parole, spesso inglesismi o neologismi, permette di avere un dialogo alla pari e in caso di necessità supportare e aiutare i ragazzi nell’affrontare le situazioni di difficoltà.

Per “griefing” si intende l’atto di rovinare deliberatamente l’esperienza di gioco altrui in un videogioco online. Questo atto viene compiuto dal “griefer”, un videogiocatore che cerca attivamente di disturbare gli altri.

Cosa può essere griefing?

Il griefing può prendere diverse forme, dipende dalla fantasia del griefer. L’azione (o azioni) non è unica ma ripetuta ed è compiuta con la volontà di arrecare danno. Non è un’errore ed esula dai normali obiettivi di gioco (ad es. eliminare gli altri giocatori nonostante si stia giocando a un titolo cooperativo e non competitivo).
Dato che lo scopo è disturbare gli altri giocatori, farli arrabbiare e in generale non far divertire, i modi sono i più disparati, tra i quali figurano, ma non solo:

  • colpire i propri alleati, così da danneggiarli o distrarli
  • insultare gli altri giocatori
    “spammare”, ossia inviare ripetuti messaggi allo scopo di saturare i canali di comunicazione (testuale o vocale) e impedire che gli altri giocatori comunichino
  • in videogiochi di squadra, distruggere le risorse della propria squadra
  • in videogiochi competitivi, fare “spawn killing”, ossia eliminare ripetutamente gli altri giocatori nel momento in cui rientrano in partita, in modo che non possano giocare
  • distruggere (senza che sia obiettivo del gioco) risorse di altri giocatori: esempio, abbattere le case e costruzioni altrui su Minecraft.
  • prolungare le partite bloccando i progressi: usare il proprio personaggio per bloccare l’accesso all’obiettivo di gioco, prendere possesso palla in videogiochi di calcio senza mai cercare di effettuare un’azione, ecc.

Chi subisce l’azione del griefer si sentirà certamente frustrato, forse confuso e arrabbiato.

La prima reazione potrebbe essere quella di rispondere in egual misura, insultando il griefer oppure danneggiandolo. Il griefer cerca la reazione da parte degli altri, e quindi è ciò che vuole; insultarlo non lo farà desistere, anzi. Inoltre, spesso sfruttano le meccaniche di gioco e il nervosismo a loro vantaggio: per esempio, molti videogiochi hanno forme di punizione per chi spara o colpisce i propri alleati. Il griefer allora tenterà di creare disturbo in altra maniera, magari posizionandosi in modo che i suoi alleati lo colpiscano per errore o per ripicca per il suo comportamento scorretto, con il solo risultato di venire espulsi loro stessi dalla partita.

Come genitore, a cosa devo stare attento?

Se i ragazzi videogiocano liberamente online, non necessariamente il griefer rientra tra le persone che conoscono. Nella maggior parte dei casi potrebbe essere uno sconosciuto, e non trattarsi di una presa di mira a livello personale. È anche possibile però che se un ragazzo o una ragazza stia subendo episodi di cyberbullismo all’esterno del contesto videoludico, si ritrovi ad affrontare azioni di griefing ai suoi danni perpetrate dalle stesse persone che l’hanno già preso o presa di mira. È importante quindi, nel caso ci troviamo a supportare i nostri figli alle prese con questo fenomeno, capire in quale scenario ci troviamo per poter rispondere in maniera adeguata.
  1. Se l’episodio è stato sporadico, ossia ci si è trovati in una partita online insieme a un altro giocatore con intenti di guastafeste, bisogna accogliere la frustrazione che nostro figlio o nostra figlia sta vivendo e soprattutto aiutarlo/a a non reagire in maniera impulsiva alle provocazioni. Come detto, il griefer cerca la reazione; quindi l’approccio migliore è quello di uscire dalla partita in corso se possibile, di segnalare il giocatore per comportamento scorretto (procedura che varia in base a gioco e/o piattaforma), e bloccare i contatti in modo che non possa eventualmente usare chat o messaggi per continuare a disturbare.
  2. Se il griefer viene riconosciuto in una persona nota, come un compagno di classe, il fenomeno potrebbe essere parte di un caso di cyberbullismo. Importante è cercare di capire se il griefing è ripetuto nel tempo, mirato alla persona e se sono presenti anche altre forme di bullismo: messaggi su Whatsapp, video derisori, ecc. In questo caso va cercato un dialogo con i genitori, e avvisata la scuola nel caso sia un compagno/a di classe.